Napoli e Quagliarella, una storia d'amore che rivendica il suo lieto fine

Napoli e Quagliarella, una storia incompiuta

 
Napoli

DOMENICA 26 MAGGIO 2019 ORE 11:01

“Nella vita tutto è possibile”. Così Carlo Ancelotti riaccende, insieme al presidente De Laurentiis, la speranza. Quagliarella può tornare a Napoli.

La nascita di una stella

Quella di Fabio Quagliarella è una storia incredibile. Ricca di amore e dolore. Fabio ha cominciato la sua carriera nelle giovanili del Torino, era il lontano 1993. Sono passati diversi anni dal suo esordio in Serie A targato maggio del 2000. Si sapeva, si vedeva: quel ragazzo aveva la stoffa del campione. Tra il 2002 e il 2004 l’attaccante cresce tra Firenze e Chieti, ma alla fine torna all’ovile perché il Torino ha bisogno di lui. Nel 2005 contribuisce alla promozione in Serie A dei granata. A seguito dei problemi finanziari della società si trasferisce all’Udinese che lo gira in prestito all’Ascoli: giocherà un intero campionato di Serie A, realizzando 3 reti. Tra il 2006 e il 2009 Quagliarella inizia a segnare e stupire tutti quanti: tra Samp e Udinese realizza 38 reti in 108 gare di campionato. La svolta è dietro l’angolo.


Il primo giugno del 2009 Fabio torna a casa: il Napoli di De Laurentiis lo acquista per 16 milioni di euro dall’Udinese, più il cartellino di Domizzi. Ed è subito amore. Di quelli veri. Fabio può finalmente giocare per la sua squadra del cuore e il petto si gonfia di orgoglio. Si sta coronando un sogno.

Qualcosa non va

Poi il dramma: lo stalker e la storia che il numero 27 ha raccontato ormai 2 anni fa in un servizio delle Iene. La società azzurra decide di cederlo alla Juventus e scatena l’ira di tutti i tifosi: è tradimento. Ma Quagliarella non poteva dire nulla. Erano in corso delle indagini, doveva mantenere il silenzio. Si è subito anni di insulti, drammi familiari e dolori senza far mai trasparire nulla. Mantenendo un’ottima carriera, vincendo anche tre scudetti negli anni della Juve di Conte. Ma lui si sentiva incompiuto.

La rinascita

All'inizio del 2017 Fabio risolve i suoi problemi personali e da lì inizia la sua seconda carriera. Nel campionato 2018/19 il calciatore è consapevole, ha la testa sgombra e comincia a fare quello che gli riesce meglio: giocare col pallone. Fiumi di gol, assist e prestazioni di altissimo livello. L’età non la sente: 36 anni sono niente in confronto a ciò che ha passato per colpa dello stalker. Ad oggi sono 26 gol e 8 assist. Nell’anno dell’approdo di Ronaldo, Quagliarella si prende la scena.

La speranza

Il calcio è schemi, idee, duro lavoro. Ma è anche passione, amore e gioia. Quella di Fabio Quagliarella è stata un’avventura assurda, fuori dal normale e viziata. Duramente viziata. Nel servizio delle Iene lui stesso ammette che l’anno a Napoli lo percepisce come incompiuto: non si sente di aver fatto ciò che voleva. Lo definisce così: “Come se stessi davanti al portiere per fare gol e all’improvviso io non abbia più il pallone”. E ancora “Se avessi avuto la possibilità di restare, ora avrei potuto anche indossare la fascia di capitano del Napoli”. Tutto questo tra lacrime e sconforto. Lo sconforto di chi non ha avuto la possibilità di vivere un sogno.

Ecco perché. Questo è il motivo cardine per sognare un ritorno di Fabio Quagliarella. Perché è giusto. E’ giusto regalare il sogno a questo ragazzo: è giusto ridargli ciò che gli è stato scippato. Ed è giusto che questa storia abbia un lieto fine. Fabio deve riabbracciare Napoli. E Napoli deve riabbracciare suo figlio. Ci stanno pensando Ancelotti e De Laurentiis. Il giocatore lo vuole. La città lo reclama.

Non solo il cuore, c'è anche la ragione

E allora, un giorno all’improvviso… potrebbe accadere. Perché Quagliarella dal punto di vista tecnico è un grande giocatore: è l’attaccante che può far coppia con Milik, Mertens o Insigne. E’ il perfetto professionista, ha grande esperienza e sa cosa vuol dire giocare con il Napoli. Un particolare non da poco, perché lo stesso Bianchi (allenatore del primo scudetto azzurro) ha più volte sottolineato come sia stato importante avere in squadra giocatori napoletani nel 1987. Coscienti della maglia che indossavano e del peso che questa aveva.

Quagliarella è il Masaniello dei giorni d'oggi. Un ragazzo che si è ribellato alle angherie, che si è risollevato e ha portato il suo popolo alla rivolta. Quella rivolta che oggi serve al Napoli per soverchiare il potere bianconero.

Lui sa come si fa. Questo sarebbe il giusto coronamento per un grande uomo.

Un sogno che diventa realtà.

di Alessandro Silvano Davidde