FOCUS - Arsenal, alla ricerca del primo trofeo europeo dell'era moderna: l'attacco è da paura

Ecco un'analisi sull'Arsenal, prossima avversario in Europa League del Napoli

 
Arsenal

SABATO 16 MARZO 2019 ORE 11:36

L'urna di Nyon ieri ha sentenziato, sarà Napoli-Arsenal ai quarti di Europa League. Gli azzurri ripartono quindi da Londra, quella biancorossa, non Blues. Con il Chelsea, se le cose si mettono bene per entrambe, ci si incontra direttamente nella finale di Baku dove migliaia di tifosi azzurri sognano di vedere la sfida Ancelotti-Sarri.

Ora però, per l'appunto, parliamo dell'Arsenal. Un club che negli ultimi anni ha goduto di diversi alti e bassi e che in questa stagione sta lottando principalmente per due obiettivi: ritornare in Champions League e vincere l'Europa League. Il raggiungimento di quest'ultimo porterebbe già in dote anche l'accesso al primo, ma di mollare il quarto posto in campionato non se ne parla proprio. La vittoria della seconda, per importanza e prestigio, competizione europea sarebbe addirittura il primo trofeo in ambito continentale dell'era moderna o, addirittura in assoluto, se non consideriamo la Coppa delle Coppe della stagione 93/94 e la Coppa delle Fiere del 69/70.


Le premesse ci sono tutto perché i Gunners sono la formazione più accreditata a vincere, insieme a Napoli e Chelsea, ed in più dalla loro hanno uno specialista della competizione che si chiama Unai Emery e siede in panchina. Lo spagnolo ne ha vinte ben 3, record condiviso con Trapattoni, con il Siviglia e per di più consecutive: dal 2013 al 2016.

In campo non scherzano di certo, qualitativamente parlando. I pali sono stati affidati a Bernd Leno, soffiato proprio al Napoli in estate, in Premier League, mentre in Europa ci si affida ad un esperto come Petr Cech. La difesa, punto debole, traballa un po' troppo nonostante ci sia gente di spessore come Mustafi, Sokratis e Koscielny.

Dal centrocampo in poi invece è tutt'altra storia. La zona nevralgica del campo infatti abbina tra i suoi elementi qualità e quantità: abbiamo innanzitutto un leader come Ramsey che, non a caso, sarà della Juventus dalla prossima stagione. Il gallese è una sorta di 'tuttocampista', se così si può dire, che ne bagaglio ha un po' di tutto: tecnica, tempi, visione di gioco e anche forza fisica. Per quest'ultima caratteristica il punto forte però è Granit Xhaka. "Da qui non si passa", potrebbe scrivere questo dietro la maglietta al posto del cognome. C'è però anche un certo Torreira, altro nome familiare agli azzurri per lo stesso motivo di Leno, che ha subito fatto innamorare i tifosi inglesi grazie alle ottime prestazioni da playmaker. Se a questi tre aggiungiamo anche due trequartisti come Mkhitaryan e Ozil, la situazione diventa ancor più temibile. L'attacco è atomico con Aubameyang, in grado di risolvere le partite da solo come dimostra il ritorno di EL con il Rennes, e Lacazette che finalmente sta riuscendo ad esprimere tutto il suo potenziale anche al di fuori della Francia.

I moduli maggiormente utilizzati sono il 4-3-1-2, il 4-2-3-1 e, occasionalmente, si è vista anche la difesa a 3.

Le formazioni tipo:

4-3-1-2: Leno (Cech); Bellerin (Niles), Sokratis, Mustafi (Koscielny), Kolasinac; Torreira, Ramsey, Xhaka, Ozil (Mkhitaryan); Lacazette, Aubameyang

4-2-3-1: Leno (Cech); Bellerin (Niles), Sokratis, Mustafi (Koscielny), Kolasinac; Ramsey, Xhaka; Ozil Mkhitaryan, Iwobi; Aubameyang

L'Arsenal ora come ora, anche più del Chelsea, era la squadra peggiore che potesse capitare ma lo scontro, sia all'andata che al ritorno, sarà alla pari e il tutto si deciderà grazie ai dettagli e alle intuizioni dei due tecnici. E da questo punto di vista, senza sbilanciarsi troppo, Ancelotti parte di sicuro in vantaggio.

Mattia Di Gennaro

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