TALENT SCOUT - Jorge Jesus, 'o traidor' di Lisbona per non rimpiangere Sarri

Per la rubrica Talent Scout l'osservato speciale di oggi è il tecnico Jorge Jesus

 
Talent Scout

Buon pomeriggio a tutti i lettori di CalcioNapoli1926.it, TALENT SCOUT è la rubrica che vi terrà compagnia tutti i martedì alle 18 in punto. Ogni volta scoveremo un profilo che potrebbe fare al caso del Napoli. Quest'oggi vi parleremo, non di un giocatore, bensì di un allenatore che potrebbe non far rimpiangere l'attuale tecnico Sarri non ancora convinto di restare all'ombra del Vesuvio. Il suo nome è Jorge Jesus.

Nato ad Amadora nel 1954, è stato dapprima un calciatore però di basso livello che ha appeso le scarpette al chiodo nel 1990. Nel frattempo, in una partita tra Amacilense e Amora, gli ospiti gli offrono la panchina vedendo in lui l'allenatore in campo della squadra avversaria. Poi, dal 1993 al 1998, guida il Felgueiras prima di entrare tra i professionisti grazie alla chiamata dell'Estrela Amadora che in quel periodo militava nella prima divisione portoghese.


Dopo due stagioni di buoni risultati con il club della sua città, passa al Vitoria Sebutal con cui raggiunge immediatamente la promozione tra i più grandi: verrà poi, dopo l'immediata retrocessione, esonerato. Riprende le redini dell'Estrela Amadora che nel frattempo era anch'essa retrocessa e, prima di dimettersi, al secondo tentativo la riporta in prima divisione.

Tra il 2003 ed il 2006 prende a campionato in corsa tre club: rispettivamente Vitoria Guimaraes, Moreirense e Leiria prima di ottenere un 5° ed un 8° posto con il Belenenses. I risultati di questi ultimi due anni gli valgono quello che sarà il definitivo salto di qualità: arriva infatti il Braga, nel quale rimarrà una sola ma intensa stagione, con cui si piazza quinto nella Primeira Liga e vince l'ultima edizione della Coppa Intertoto.

Si presenta ora il momento di tornare nella città in cui è nato: il Benfica infatti non vuole mangiare più la polvere del Porto che vince ininterrottamente da 7 stagioni e gli affida la panchina. La dirigenza delle Aquile ci vede giusto perché al primo colpo ritorna subito campione grazie a Jesus. Sono insomma 6 anni ricchi di soddisfazioni che portano in bacheca tre titoli nazionali e tre secondi posti. Nel 2013 arriva anche in finale di Europa League, persa per 2-1 contro il Chelsea. Può vantare anche di 5 coppe di lega portoghese, una coppa del Portogallo ed una supercoppa.

L'estate 2015 segna il suo addio, dovuto ad incomprensioni con la società in particolar modo connesse alla continua cessione dei pezzi da 90, clamoroso non tanto per il fatto in sé quanto per il passaggio agli odiatissimi cugini dello Sporting. Per questo motivo riceverà minacce di morte che lo porteranno per un po' a vivere sotto scorta. Nella conferenza di presentazione affermerà: "Da oggi in poi tre squadre lotteranno per vincere, non più due". Ha quasi del tutto ragione. Infatti nella prima stagione per un soffio non diventa campione, lo scudetto gli sarà strappato proprio dal tradito Benfica. Attualmente ancora in biancoverde, ha arricchito la loro bacheca con una coppa di lega ed una supercoppa.

La sua formazione per eccellenza è il 4-4-2 a cui applica un gioco ampiamente votato all'attacco, contraddistinto da un asfissiante pressing alto. Molto spesso si è adattato anche al 4-2-3-1. Maestro nel valorizzare i calciatori, tra quelli divenuti più importanti ricordiamo principalmente i vari: Di Maria, Oblak, Luiz, Ramires, Gaitan, Salvio, Slimani, Semedo, Gelson Martin, Adrien Silva e tanti altri. Di personalità fumantina, non ha mai nascosto un po' di arroganza e presunzione abbinata comunque a risultati soddisfacenti.

A quasi 64 anni l'occasione di allenare una big europea al di fuori del Portogallo potrebbe consacrarlo definitivamente tra gli allenatori più talentuosi ed intelligenti dell'attuale panorama calcistico. E se Sarri non dovesse restare, un pensierino De Laurentiis potrebbe e dovrebbe farlo... .

REDAZIONE - Mattia Di Gennaro.

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