Insigne esclusivo: «Champions League? Sì che si può, vi spiego perché»

ROMA - Sono gli occhi che parlano: perché verba volant, ma quello sguardo rimane a cercar, nel vuoto dei diecimila metri, l’orizzonte e quel senso di felicità ch’è stato appena appena soffocato. «Il 3-1 condiziona il giudizio. Ma noi siamo vivi, e lo vedrete». La corrida parte prima è nell’espressione immalinconita d’un uomo che ne ha scoperta un’altra ancora: gli mancava il Real Madrid, nel personalissimo curriculum, un gol al Bernabeu, una straordinaria prodezza, con Keylor Navas che altro non può fare se non buttarsi disperatamente e guardare la palla nel sacco, per avvolgerlo nel cuoricino. Un gol speciale, da lanciare verso sua moglie Genny, in tribuna ad aspettarlo. E’ andata, però al risveglio, con la testa tra le nuvole, rimane il retrogusto amaro in questa giornata in cui Lorenzo Insigne s’è sistemato al fianco della mitologia calcistica, lui e Maradona, lui e CR7, lui e quel 7 marzo in cui servirà ancora altro di sé: magari gli occhi di tigre, per la remuntada. «Si può fare e vi spiego perché».

Gliene servirebbe, giocando un po’, uno anche al San Paolo, ma subito, proprio intorno all’ottavo

«L’errore sarebbe buttarsi avanti a capofitto. Novanta minuti sono interminabili e noi abbiamo dimostrato, in questi anni, di saper fare gol. E’ successo anche a Madrid, bisognerà avere pazienza. Sarà un’altra partita, stavolta: verranno in uno stadio che sarà una bolgia e sono convinto che noi saremo da una parte più rilassati e dall’altra più carichi, perché quella gente - i diecimila, i ventimila che ci hanno seguito in Spagna - andrebbero ripagati». Corriere dello Sport.

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